Nel teatro che resiste. Per rivendicare i nostri diritti

Originally posted on La voce degli attivisti rom e sinti:

rom sinti Al Teatro Valle Occupato di Roma, Miguel Fiorello Lebbiati sta preparando, insieme ad altri giovani attivisti rom e sinti per i diritti umani,   l’azione urbana che concluderà il Convegno dell’Associazione 21 luglio Italiaromanì, che si terrà dal 3 al 5 aprile nella Capitale. In questo post, Miguel racconta come l’atmosfera del teatro stia ispirando il suo lavoro e quello dei suoi giovani colleghi.   

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2014 fiorito

attenzione!

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il sito che stai vedendo con indirizzo ‘www.padreluciano.wordpress.com’  è praticamente chiuso, restandovi solo alcuni articoli datati in attesa della loro rimozione
ho aperto il mio nuovo sito, dove sono già da tempo  presenti i miei articoli recenti e attuali, con indirizzo:  www.padreluciano.it
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buona lettura
padre luciano

Che tempo fa? Scopri le previsioni meteo usando… il tuo gatto!

Originally posted on Pianetablunews:

gatto meteo previsioni tempo Vortici polari, tempeste, venti equatoriali: diciamolo, nell’ultimo mese il tempo “pazzerello” ha messo a dura prova la nostra pazienza. Si dovrebbe smettere di ascoltare la scienza per le previsioni meteo e tornare a l’unica fonte di cui ci si può veramente fidare: il nostro gatto. Questo è il suggerimento di H.H.C. Dunwoody, un tenente dell’esercito che nel 1883 suggerì di seguire la saggezza degli animali, piuttosto che mettere la nostra fede nelle mani dei meteorologi che “non possono predire il tempo per un periodo più lungo di due o tre giorni, e spesso non più lunghi di 24 ore”. 

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Trattativa Stato-mafia: pubblicate le telefonate Mancino-D’Ambrosio

Originally posted on Osservatore Politico:

telefonate Mancino-DambrosioLa trasmissione Servizio Pubblico di Michele Santoro è venuta in possesso degli audio di alcune telefonate tra Nicola Mancino e Loris D’Ambrosio, intercettate per ordine della procura palermitana che indaga sulla trattativa Stato-mafia. Il fattoquotidiano.it ha pubblicato in anteprima le registrazioni. I contatti tra l’ex ministro della Giustizia e il consigliere giuridico del presidente Napolitano, in seguito defunto, sono più di uno. La prima telefonata è del 25 novembre 2011. Racconta il giornalista Sandro Ruotolo che “Mancino è stato già sentito e deve essere riascoltato dai magistrati di Palermo che indagano sulla trattativa. In quel momento Mancino non sa di essere indagato” ma teme di essere coinvolto nell’inchiesta. Ecco le trascrizioni dei colloqui da cui emerge senza ombra di dubbio l’avversione dei due per le indagini condotte da Nino Di Matteo e colleghi sulla trattativa Stato-mafia:

Mancino: Io avevo letto sulla Stampa un articolo di (Riccardo) Arena…

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Parlare di Dio “in catene”. Un’esperienza dalla teologia “nera”

Originally posted on vaticanoterzo:

James Hal Cone

(1938- ), Il Dio degli oppressi, Brescia, 1978, pagg. 89ss.

Fra le tradizioni teologiche degli ultimi cento anni, quella cosiddetta “nera” o afroamericana è forse una delle più innovative e, contemporaneamente, delle più dimenticate. Nel nostro percorso dentro “le varietà” del parlare di Dio, non potevano mancare alcuni testi fondativi di questa che, tra l’altro, è una delle più interessanti variazioni su un tema di cui molti parlano e pochi si impegnano con risultati apprezzabili: la “teologia narrativa”.

Come la teologia bianca americana, il pensiero nero sul cristianesimo ha subito l’influsso del contesto sociale. Ma mentre i teologi bianchi parlano alla cultura della classe dominante e per la cultura della classe dominante, le idee religiose dei neri vennero invece forgiate nel Nord America dall’esistenza culturale e politica delle dittature. A differenza degli europei che immigravano in questa terra per sfuggire alla tirannia, gli africani…

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Famiglia, il questionario in vista del Sinodo

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“il manifesto”
2 novembre 2013

Luca Kocci

Il tema è uno di quelli maggiormente dibattuti all’interno della Chiesa cattolica: la famiglia, con la questione delle convivenze, delle coppie omosessuali e dei divorziati che, se hanno intrapreso una nuova relazione, sono esclusi dai sacramenti, come ha ribadito pochi giorni fa la Congregazione per la dottrina della fede. Si tratta, insieme al capitolo contraccezione e rapporti sessuali, di un argomento su cui da anni è in atto uno “scisma sommerso”: da un lato il magistero; dall’altro molti cattolici che, vista la «non negoziabilità» dei principi, scelgono di non seguire le direttive ecclesiastiche, talvolta con la condiscendenza dei preti (una minoranza, non però così irrilevante) che in pubblico tacciono – anche per evitare censure e punizioni – ma in privato accompagnano le scelte di “disobbedienza” dei fedeli o semplicemente chiudono gli occhi.

È proprio per questo che, in vista del Sinodo straordinario dei…

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la povertà: una emergenza da sentire politicamente come tale

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quasi un italiano su dieci è toccato dalla povertà: eppure la povertà non è tra le priorità della politica e del governo

occorre viverla come vera e propria emergenza: così anche l’ ‘amaca’ di S. Serra su ‘la Repubblica’ odierna

L’asciutto, dolente racconto delle nuove povertà fatto ieri su questo giornale da Carlo Verdelli dà al fenomeno (numeri alla mano) dimensioni molto più gravi di quanto ci appaia nella vita quotidiana. È una povertà rimossa, occultata dai suoi stessi portatori, vissuta con un pudore che sconfina nel senso di colpa. Alla penuria, alla perdita di ogni conforto e protezione, al senso di totale insicurezza si somma, nei nuovi poveri, una specie di sbalordimento, come se la povertà fosse una malattia rara e soprattutto arcaica che la modernità non prevede. E che per primi considerano imbarazzante. Riuscire a dirla e a farla dire, portarla alla luce di cronache nazionali quasi sequestrate dall’autismo (ahimè loquacissimo) di una politica che parla quasi solo degli affari propri, sarebbe quasi una rivoluzione. Non solo per onestà (no, non siamo più un paese ricco); anche per ridare il solido sfondo della realtà alle nostre ciance. Quasi un italiano su dieci è tecnicamente in miseria, eppure la povertà non rientra tra le priorità o le emergenze del governo, né ispira alcun programma elettorale. Forse bisogna aspettare che i poveri assumano una rilevanza elettorale almeno doppia o tripla.

Da La Repubblica del 31/10/2013.

la realtà, peggiore della peggiore immaginazione!

Politici che rubano sulle mense dei bimbi

rena al posto della carne!

Tosi

“Riusciamo ad andare in galera o no?”. L’agghiacciante quesito è il fondale perfetto della gara di disumanità che si è tenuta a Verona, dove la sabbia, sì proprio la sabbia, è divenuta elemento qualificante del menu per i bimbi delle scuole pubbliche cittadine. Gli arresti, numerosi e importanti, all’interno dell’agenzia comunale chiamata a provvedere alle mense scolastiche, documentano una tragedia ancora più acuta e definitiva. Nella nostra testa abbiamo memoria di mazzette e di tangenti, gare truccate, limate, file sostituiti, inganni pianificati e perpetrati o anche solo ideati, nella continuità ideale di una devianza costituente, un morbo intraducibile e inestirpabile dell’identità dell’amministrazione pubblica. Il Sud è stato sempre un passo avanti nella gara alla furfanteria, ma in questo caso il Nord (pure leghista) della civile Verona, così tanto propagandata attraverso l’immagine del pragmatico sindaco Tosi, conferma il sospetto che non c’è limite al peggio e non c’è salvezza verso gli abissi. 

Truccare una gara d’appalto non è la stessa cosa che intossicare la dieta di un bambino, giocare col suo destino e con la sua vita. La questione qui si trasforma da criminale in disumana, nel senso vero e pieno della parola.

C’è un dolo superiore dentro il quale un sentimento minimo di rispetto per la vita altrui, specialmente quando è indifesa e libera da ogni prudenza, dovrebbe convincerci a non oltrepassare almeno la soglia della compassione.

E fa ancora più male sapere che la vicenda nasce e si sviluppa dentro una delle città più ricche d’Italia, che negli anni scorsi ha chiesto al resto del Paese, attraverso il suo sindaco (a proposito: ora che fa?Si dimette?) rispetto per la legalità, rigore nella gestione dei fondi pubblici e senso comune per il bene comune. Eccoci invece alla sabbia al posto della carne, alla pianificazione della crudeltà. I nove dirigenti comunali arrestati, e il loro comportamento ora agli atti del fascicolo giudiziario, ci conducono ancora una volta a negare che esista un fondo, un limite, un punto d’arresto della devianza pubblica. Esiste purtroppo sempre uno scalino ulteriore, non c’è orrore che tenga.

Da Il Fatto Quotidiano del 31/10/2013.

lo stereotipo: “gli zingari rubano i bambini”

bambino rom

“Gli zingari rubano i bambini”: uno stereotipo non suffragato da niente

 

Il vecchio stereotipo che chiunque, almeno una volta, avrà sentito dire nella propria infanzia, è tornato di moda negli ultimi giorni, dopo che i media, con grande enfasi, hanno riportato le notizie delle due bimbe bionde “rapite” dai rom in Grecia e in Irlanda. Le news si sono poi rivelate entrambe prive di fondamento, ma titoli di giornale e servizi in primo piano nei telegiornali avevano già contribuito ad alimentare un clima di isteria collettiva nei confronti dell’intera comunità rom.
Per l’Associazione 21 luglio, organizzazione impegnata nella promozione dei diritti delle comunità rom e sinti in Italia, non soltanto questo stereotipo non è supportato da alcun dato scientifico. Ma, anzi, è in atto un fenomeno che va esattamente nella direzione contraria: ad essere “rapiti” dalle proprie famiglie sono proprio i bambini rom, attraverso le segnalazioni al Tribunale per i Minorenni e le conseguenti adozioni da parte delle famiglie non rom.

Adozioni rom nel Lazio

In un rapporto intitolato Mia madre era rom, l’Associazione 21 luglio ha analizzato il fenomeno delle adozioni dei minori rom a Roma e nel Lazio, portando alla luce “un vero e proprio flusso sistematico e istituzionalizzato di minori rom che vengono strappati ai propri genitori in virtù delle condizioni in cui i bambini vivono nei campi”. La ricerca si sofferma sul Lazio perché è in questa regione che è concentrato il più alto tasso di famiglie rom in condizioni di grave emergenza abitativa che, secondo gli autori del rapporto, sono però “la conseguenza delle politiche orientate all’esclusione sociale, messe in atto dagli amministratori locali ormai da molti anni”.

I dati.

Dai dati della ricerca emerge che un minore rom, rispetto ad un suo coetaneo non rom, ha 60 probabilità in più di essere segnalato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni e 50 probabilità in più che per lui venga aperta una procedura di adottabilità. Di conseguenza, è il dato più emblematico, un bambino rom ha 40 probabilità in più di essere adottato rispetto a un bambino non rom. Il rapporto, che ha preso in considerazione i fascicoli relativi a minori rom affrontati dal Tribunale per i Minorenni di Roma tra il 2006 e il 2012, ha messo in evidenza che in questo arco di tempo è stato segnalato allo stesso tribunale 1 minore rom su 17, pari al 6% del totale dei minori rom nel Lazio. Una percentuale che cade a picco invece nel caso di minori non rom: 0,1%, pari a 1 minore su 1000. È stata poi aperta una procedura di adottabilità per 1 minore rom su 20 e per 1 minore non rom su 1000, mentre 1 minore rom su 33 (pari al 3,1% della popolazione minorenne rom nel Lazio) è stato dichiarato adottabile, contro lo 0,08% dei minori non rom (1 su 1250).

La responsabilità delle istituzioni.

“Segregando i rom nei cosiddetti campi nomadi, le istituzioni locali prima condannano le comunità rom a vivere nel degrado e all’esclusione sociale, lavorativa e abitativa. E poi sottraggono loro i propri figli per proteggerli dal rischio di vivere in quel contesto inadeguato alla fruizione dei diritti dell’infanzia che gli stessi amministratori hanno creato”, afferma l’Associazione 21 luglio, che nei giorni scorsi ha lanciato un appello nazionale con raccolta firme on line per chiedere a otto Presidenti di Regione di abrogare le leggi regionali che istituiscono i campi rom.

Reazioni critiche.

Critica nei confronti del rapporto Mia madre era rom si è detta Melita Cavallo, Presidente del Tribunale per i Minorenni di Roma: “I bambini rom non possono vivere nelle condizioni in cui vivono oggi. Il Tribunale ha il dovere di intervenire e allontanarli da quei contesti di degrado  vuol dire garantire i diritti dell’infanzia, in particolare il diritto alla salute”.

L’impegno della Regione Lazio.

Per l’assessore alle Politiche sociali della Regione Lazio Rita Visini, invece, è vergognoso che la regione che ha al suo interno la capitale del Paese permetta ancora oggi l’esistenza dei campi nomadi. “Sono dei veri e propri ghetti, che favoriscono la diffusione di pregiudizi contro i rom e ne compromettono l’inclusione sociale. I ghetti nomadi vanno aboliti e in tal senso ci impegneremo a cambiare l’attuale legge regionale e a renderla capace di mettere al centro il diritto una vita dignitosa  di queste comunità”.